La calvizie femminile

La perdita dei capelli

Quando si parla di calvizie, si tende più o meno consapevolmente a considerare questo problema come prettamente maschile; in effetti, è vero che colpisce soprattutto gli uomini ed è altrettanto dimostrato che nella maggior parte dei casi è legato all’azione degli ormoni androgeni (ovvero che esprimono i caratteri maschili nell’individuo), in particolare dell’ormone 5-alfa-diidrotestosterone (DHT) che, legandosi ai follicoli piliferi, ne inibisce il metabolismo. Anche per questo la forma più comune di calvizie è chiamata alopecia androgenetica.

Il che però non comporta affatto l’“immunità” nelle donne: tra gli 11 milioni di italiani che soffrono di perdita dei capelli, la “quota rosa” è anzi in costante aumento. Non a caso, poi, per le donne le fasce d’età più a rischio sono quelle più sensibili all’opera di riequilibrio ormonale dell’organismo: la fase di sviluppo adolescenziale (16-22 anni) e quella di avvicinamento alla menopausa (dopo i 45 anni, con un picco nelle over 50).

I fattori determinanti

L’attività ormonale influisce quindi in maniera significativa sulla caduta dei capelli, provocando in non pochi casi forme di calvizie femminile più o meno precoce e più o meno grave – che, per inciso, si sviluppano in maniera differente rispetto ai maschi, senza la classica stempiatura ma con un diradamento generale della chioma. Non ci sono solo gli ormoni, però, dietro la comparsa della calvizie nelle donne: un altro elemento decisivo può essere lo stress. Una condizione di tensione emotiva prolungata o comunque intensa, com’è noto, spesso ha risvolti negativi sul benessere psicofisico; i capelli non fanno eccezione.

Se in due terzi dei casi, perciò, la calvizie femminile è dovuta a fattori androgenetici, ma è necessario tenere nella giusta considerazione anche lo stress correlato a particolari momenti o situazioni; un esempio chiarificante è la fase post parto: il 34% delle neo-mamme intervistate nell’ambito di un’indagine condotta proprio per valutare l’impatto dello stress sui capelli ha ammesso di aver avuto problemi di caduta. Altro caso significativo, la dieta: per il 42% del campione ha comportato la perdita di capelli. La colpa, va detto, non sta nella dieta in sé ma nel carico emotivo che si porta dietro (tra rinunce e paura della bilancia), tanto è vero che per un altro 31% di donne una dieta equilibrata non ha comportato alcun danno ai capelli.

Come intervenire?

Com’è facile capire, l’insorgere dell’alopecia è più difficile da accettare per una donna: nell’immaginario collettivo, l’uomo calvo è accettato tranquillamente, ma non si può certo dire lo stesso per il gentil sesso. Da ciò il rischio che, una volta scoperti i primi indizi di una probabile calvizie incipiente, si tenda a “correre ai ripari” senza prima accertarsi di quale sia l’effettivo problema e quale il rimedio corretto.

Fatta questa dovuta precisazione, passiamo a considerare i possibili modi per contrastare la perdita dei capelli. Da una parte abbiamo le soluzioni farmacologiche, alcune davvero efficaci, per uso orale o topico; la loro azione consiste, nella grande maggioranza dei casi, in un’inibizione o nella vera e propria eliminazione del DHT (l’enzima responsabile del decadimento metabolico dei follicoli) presente alla base del cuoio capelluto. È essenziale, a riguardo, rispettare le indicazioni e le modalità d’assunzione nonché considerare le controindicazioni: per questo consigliamo vivamente di affidarsi al parere di uno specialista prima di iniziare qualsiasi terapia.

Dall’altra ci sono i rimedi naturali, sulla cui effettiva efficacia si discute da tempo: ciò che possono fare in realtà è rallentare il processo di perdita dei capelli, rivitalizzando quelli rimasti e stimolando il metabolismo follicolare per incentivare la produzione di nuovi fusti piliferi. A questa tipologia di soluzioni si legano i prodotti come shampoo, balsami, maschere, lozioni ecc., che contengono diversi elementi di origine naturale (oli, essenze vegetali…) nonché specifici principi attivi utili a rafforzare il capello, rinfoltire la chioma e frenare la caduta. Anche qui, è importante di scegliere con cura il prodotto che più si addice a ciascuno, controllando l’elenco dei componenti in etichetta.

Sembra strano dover dare tutte queste avvertenze, ma stando a quanto riporta una recente ricerca non è un accorgimento di poco conto: il 70% delle donne con problemi di calvizie, infatti, si rivolge al dermatologo (unico vero specialista a riguardo) solo dopo aver già consultato il farmacista, il parrucchiere e il web! Inoltre, a proposito delle “promesse” legate all’uso di certi prodotti, ricordiamo che, qualunque cosa si faccia, i nostri capelli crescono con un ritmo costante: sempre e comunque 1 cm al mese.

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Latte detergente, conosciamone le virtù

Viene utilizzato per eliminare i residui del trucco e far tornare a “respirare” la pelle, ma è utile anche per reidratare e restituire morbidezza alla cute

Per ogni donna, il make up rappresenta uno strumento di espressione di sé: serve ad esaltare il proprio fascino, sottolineando i punti più belli e – se necessario – “celando” quelli meno amati. Anche a costo di sottoporsi a lunghe e impegnative sedute prima di uscire la sera, non c’è verso di rinunciare al trucco, per leggero o marcato che sia. Altrettanto importante è però la fase successiva, quando al ritorno a casa si provvede a struccarsi: non sempre lo si fa adeguatamente, mentre invece bisognerebbe assicurarsi di eliminare ogni residuo. La pelle infatti è veramente sana solo se è pulita, perché altrimenti fatica a “respirare”: lo strato di trucco rimasto in superficie impedisce lo scambio di aria, acqua e sostanze nutritive tra l’organismo e l’ambiente esterno, che normalmente avviene proprio grazie alla proprietà traspirante del derma.

Le informazioni fornite in questo articolo, perciò, potranno interessare molte lettrici, se è vero quanto rilevato da un’indagine condotta nel nostro Paese secondo la quale un terzo delle donne italiane ama truccarsi ed è interessata ad ogni novità in fatto di make up. La stessa ricerca di mercato ha poi suddiviso l’universo femminile in varie “categorie”: beh, è emerso tra l’altro che le “sofisticate” dei trucchi sono il 15,6% del totale, le “ben tenute” il 20,4%, le “sobrie” il 13,4%.

Il ruolo del fattore detergente

Struccarsi è dunque più che consigliato, per diversi motivi: il fattore chiave per essere sicure di aver eliminato ogni residuo è l’utilizzo corretto di un prodotto dall’elevato potere pulente. Il latte detergente è di norma – e a ragione – ritenuto la soluzione ideale, poiché unisce un’azione altamente efficace ad una formula delicata che accarezza la pelle lasciando su di essa una sensazione di completa freschezza e morbidezza. In effetti, la capacità del latte detergente di ripulire la pelle dal trucco è dovuta a componenti la cui efficacia non si accompagna affatto con l’aggressività nei confronti della cute; ciò perché l’obiettivo di questo prodotto non è solo “lavare via” il make up, bensì anche far tornare la pelle alla condizione “genuina”, reidratandola e restituendole vitalità.

Aspetti, questi, importanti per la stragrande maggioranza delle donne italiane: il 95% tiene molto alla cura della propria pelle e il 68% non esita ad acquistare i prodotti cosmetici più adatti per mantenerla in salute.

Un’agente protettivo… e profumato

L’uso regolare di un latte detergente di qualità, ogni qualvolta ci si deve struccare ma anche solo per “coccolare” un po’ la nostra pelle dopo una giornata stressante, si rivela di grande utilità per un ulteriore ragione. L’applicazione del prodotto, infatti, contribuisce pure a proteggere la superficie cutanea dagli agenti esterni (che potrebbero danneggiarla o irritarla) poiché forma uno sottile strato di “difesa”, ovviamente completamente traspirante, che funge da filtro per le impurità. In questo modo, tra l’altro, la pelle si mantiene fresca e vitale più a lungo.

Insomma, il latte detergente è un valido aiuto per tutte le donne, in particolare per quel 59% delle over 30 che si dichiara molto attenta alla propria immagine, ma non solo: il 19,1% degli italiani (anche uomini!), davanti allo specchio, esprime il desiderio di poter sfoggiare un colorito della pelle più luminoso.

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Le proprietà dell’acido ialuronico

Un ingrediente naturale, disponibile ormai in svariate formulazioni, con un elevato potere idratante ed elasticizzante: il nemico giurato delle rughe!

Premessa (da leggere se siete uomini… o donne poco informate): “acido ialuronico” è uno di quei paroloni che sanno di chimica, laboratori, elementi artificiali, ma è un’idea completamente sbagliata! A dispetto del nome, infatti, si tratta di una sostanza naturalmente presente nel derma umano, anzi è proprio grazie all’acido ialuronico che possiamo sfoggiare una pelle morbida e levigata. Almeno fino ad una certa età…

Già, perché uno degli effetti dell’invecchiamento è la progressiva riduzione dei livelli di acido ialuronico nell’epidermide: è allora che la pelle perde elasticità e vigore, l’incarnato si “sbiadisce” e, soprattutto, le rughe (ormai non più solamente “d’espressione”) si fanno strada.

Per le donne, questo può significare un problema non da poco, tanto per l’autostima quanto nella sfera sentimentale: se da una parte, infatti, il 58% degli uomini italiani dichiara di reagire “con disinteresse” alla vista delle rughe in una donna (e il 34% addirittura “con indulgenza”), è anche vero che la percentuale cambia molto a seconda di quale donna si tratta. Così, le rughe sono un vero e proprio disturbo se ad averle è la propria metà (per il 28% degli intervistati) o un familiare (12%).

Tutta l’efficacia nella praticità di una crema

Dobbiamo ringraziare la ricerca scientifica e cosmetica se oggi possiamo disporre di prodotti di bellezza a base di acido ialuronico adatti all’uso quotidiano e di facile utilizzo. Con l’avvento delle creme all’acido ialuronico, infatti, è stata messa alla portata di tutti una tipologia di cosmetico per la pelle dall’elevato potere anti-età. Non solo: questa sostanza dalle molte virtù esercita un’azione idratante molto utile al mantenimento di una pelle sana, scongiurando in particolare il rischio di secchezza e irritabilità cutanee correlato ad una condizione di disidratazione. Insomma, un aiuto fondamentale per le donne e gli uomini (in costante aumento) che ogni giorno si prendono cura della propria pelle a 360°, senza tralasciare alcun aspetto e mirando a rallentare il più possibile l’inevitabile processo di invecchiamento cutaneo.

Per capire la portata di ciò, basta pensare che ogni italiano fa uso di un qualche cosmetico in media 6-7 volte al giorno. Poi, certo, le donne sono le più “attive” da questo punto di vista: limitandoci al genere femminile, il dato sale a ben 25 applicazioni quotidiane di cosmetici!

Le nuove formulazioni

Ammettiamolo, l’acido ialuronico non fa venire in mente, almeno in prima battuta, prodotti come le creme: quasi tutti pensano alle iniezioni di filler, altri agli integratori (sì, ci sono anche quelli all’acido ialuronico). Principalmente, ciò è dovuto al fatto che un tempo le formulazioni in crema non erano in grado di assicurare un’efficienza sufficiente in termini di assorbimento cutaneo, perché le molecole di acido ialuronico erano troppo “pesanti” per penetrare in profondità nella pelle se applicate con prodotti ad uso topico. Oggi però le nuove creme contengono quasi sempre un formato molecolare più “leggero” di questo elemento, per cui garantiscono un’efficacia paragonabile a quella degli altri trattamenti, sia contro le rughe che nell’idratare la pelle.

Così tanta innovazione in un settore come la cosmesi è più che giustificata se pensiamo che al giorno d’oggi perfino i medici specialisti sono diventati consulenti estetici (e sotto quest’aspetto è meglio così, almeno ci si rivolge a professionisti!): le statistiche rivelano che l’11% delle pazienti che si rivolgono al proprio dermatologo nel nostro Paese lo fa non per ragioni strettamente di salute ma per farsi consigliare al meglio su quali trattamenti adottare per avere una pelle bella, luminosa e tonica.

Non pensiate che l’atteggiamento delle italiane sia “eccessivo”: secondo una ricerca recente, più della metà delle donne europee si dichiara scontenta della propria pelle, lamentando rossori, poca vitalità cutanea, inestetismi vari.

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Come leggere l’INCI

È l’elenco degli ingredienti presenti in ogni cosmetico, riportato per legge sull’etichetta; qualche consiglio per comprenderne i “segreti”

Come si fa a capire se il cosmetico che intendiamo acquistare è davvero naturale? In che modo possiamo determinare se sono presenti ingredienti potenzialmente dannosi (per motivi di allergia o intolleranza, ad esempio)? Basta leggere l’etichetta. O meglio, l’INCI, sigla che sta per International Nomenclature of Cosmetic Ingredients: in esso sono riportati per legge (dal 1997 è presente obbligatoriamente su qualsiasi cosmetico) tutti gli elementi che compongono il prodotto, senza esclusione. Detto ciò, non è comunque facile districarsi tra le tante sigle, parole straniere, espressioni latine ecc. che stanno ad indicare i differenti ingredienti; qualche consiglio può perciò essere utile per capirci di più.

Innanzitutto, l’ordine dell’elenco è fondamentale: il primo elemento citato è quello contenuto in percentuale maggiore nel prodotto, gli altri di seguito vanno a scalare fino a quello presente in dose minore. È bene quindi valutare quali sono gli ingredienti principali (i primi della lista) per capire se siamo di fronte ad un cosmetico a base di estratti naturali o costituito per la maggior parte da sostanze di origine artificiale.

Secondariamente, conta la lingua in cui sono riportati gli ingredienti. Se la denominazione è in latino significa che sono allo stato puro, ovvero non sono stati sottoposti a processi di sintesi chimica (questo vale sia per gli elementi naturali che per gli altri). Al contrario, i nomi inglesi e i codici numerici designano le sostanze ottenute tramite sintesi.

Sarebbe bene, infine, conoscere le denominazioni degli elementi più importanti, sia in positivo (quelli naturali inoffensivi) che in negativo (i potenzialmente dannosi); è impossibile citarli tutti: sono più di 6 mila quelli utilizzati nell’industria cosmetica! Per questo, è meglio affidarsi ad esperti in grado di riconoscerne le proprietà e l’origine – oppure affidarsi al Biodizionario online creato da alcune persone competenti in materia, che ne elenca già oggi oltre 4 mila.

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